Il mercato regolamentato britannico: un'apertura eccessiva?
Il proverbiale liberismo degli anglosassoni, manifestato con il Gambling Act del 2007 ha forse nuociuto alle casse reali.
L'introduzione del Gambling Act Britannico nel 2007 ha regolamentato ex novo, ed in modo uniforme ed unitario l'intera materia del gioco online in Inghilterra. La regolamentazione rispecchia il proverbiale liberismo anglosassone ed intervenendo ad un solo anno di distanza dall'UIGEA Statunitense, regolamentazione di segno diametralmente opposto, sembra addirittura più progressista di quello che in realtà è.
In poche parole (ed ovviamente con larga approssimazione) il Gambling Act britannico consente il gioco da parte degli inglesi a qualsiasi casinò online, britannico, europeo o di oltre oceano. Tuttavia limita la possibilità di pubblicizzazione su media britannici o in correlazione di eventi "britannici" (come potrebbe essere una partita di calcio tra una squadra inglese ed una internazionale tenutasi ad esempio a Dubai) solo agli operatori con licenza concessa in Gran Bretagna, nell'Unione Europea o nei paesi dell'EEA, o in appositi stati denominati "whitelisted", le cui giuridizioni siano state preventivamente ritenute "congrue" dalla Gambling Commission.
Dopo cinque anni circa di vigenza del Gambling Act, i risultati soprattutto "fiscali" conseguiti dalla Gran Bretagna, a seguito di questa liberalizzazione (forse eccessiva) sono veramente deludenti. Infatti i principali operatori, potendo scegliere il paese di insediamento, senza che ciò inficiasse la possibilità di operare online sul suolo britannico, hanno preferito giurisdizioni a tassazione più agevolata (due su tutte Malta e Gibilterra). Che questa volta gli inglesi abbiano esagerato?
La Whitelist Britannica
Le giurisdizioni che sono state considerate "whitelisted" dalla Gambling Commission Britannica
Comne abbiamo accennato nell'articolo precedente il Gambling Act Britannico ha introdotto il concetto di giurisdizione "whitelisted", tradotto alla lettera, giurisdizione inserita in una "lista bianca", o "lista di reciprocità".
Si tratta in genere di piccoli stati, a volte d'oltreoceano, sia in zone caraibiche che polinesiani, le cui condizioni per rilasciare le licenze ai casinò online lì insediati siano state ritenute congrue da un'analisi preventiva effettuata dalla Gran Bretagna.
Tale scelta, che noi riteniamo discutibile, (una cosa è considerare "attendibile" la giuridizione di un altro paese europeo, ed altra cosa è ritenere "attendibile" la giurisdizione di un'isoletta dell'atlantico o del pacifico) ha portato inizialmente al riconoscimento come stati Whitelisted, soprattutto gli ex protettorati britannici.
Tra questi, Alderney, Isle of Man, Tasmania, e da ultimo anche Antigua (e sicuramente ne stiamo omettendo diversi altri).
Contenti loro!
Dall'Inghilterra all'Italia
Alcuni dei principali operatori britannici, come William Hill ad esempio, hanno subito colto l'occasione per entrare legalmente nel mercato regolamentato italiano.
Forti dell'esperienza maturata in altri mercati regolamentati, hanno a nostro parere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti "italiani" di nascita, dovuto alla maggiore esperienza nel campo dei giochi online. Vedremo le evoluzioni nei prossimi mesi