La nuova regolamentazione britannica dei giochi di sorte online

Da ottobre 2014 la Gran Bretagna fa in parte marcia indietro e richiede agli operatori una licenza "nazionale"

Come avevamo in qualche modo previsto, e si veda a tal proposito l'articolo successivo in cui prima di ogni sospetto, individuavamo le criticità del Gambling Act Britannico del 2007, a partire da Ottobre 2014 la legislazione di Albione in merito al "gambling online" cambia radicalmente.

Mentre per il passato era sufficiente che un operatore di giochi online avesse una residenza ed una licenza in uno qualsiasi dei paesi della UE o dell'EEA (come Gibilterra, ad esempio), a partire da ora per operare legalmente sul territorio britannico gli operatori dovranno avere una licenza in UK. A seguito di questo cambiamento moltissimi operatori, anche storici, hanno deciso di abbandonare (per il momento) il mercato britannico...

Gli articoli successivi quindi si riferiscono alla situazione normativa precedente ad Ottobre 2014, e sono stati lasciati per amor di completezza

Tra quelli che sono rimasti, vogliamo citare tre marchi presenti anche nel nostro mercato, Betway, 32Red e Roxy Palace... insomma la qualità e l'affidabilità non sono mai un caso...

Il mercato regolamentato britannico: un'apertura eccessiva?

Il proverbiale liberismo degli anglosassoni, manifestato con il Gambling Act del 2007 ha forse nuociuto alle casse reali.

L'introduzione del Gambling Act Britannico nel 2007 ha regolamentato ex novo, ed in modo uniforme ed unitario l'intera materia del gioco online in Inghilterra. La regolamentazione rispecchia il proverbiale liberismo anglosassone ed intervenendo ad un solo anno di distanza dall'UIGEA Statunitense, regolamentazione di segno diametralmente opposto, sembra addirittura più progressista di quello che in realtà è.

In poche parole (ed ovviamente con larga approssimazione) il Gambling Act britannico consente il gioco da parte degli inglesi a qualsiasi casinò online, britannico, europeo o di oltre oceano. Tuttavia limita la possibilità di pubblicizzazione su media britannici o in correlazione di eventi "britannici" (come potrebbe essere una partita di calcio tra una squadra inglese ed una internazionale tenutasi ad esempio a Dubai) solo agli operatori con licenza concessa in Gran Bretagna, nell'Unione Europea o nei paesi dell'EEA, o in appositi stati denominati "whitelisted", le cui giuridizioni siano state preventivamente ritenute "congrue" dalla Gambling Commission.

Dopo cinque anni circa di vigenza del Gambling Act, i risultati soprattutto "fiscali" conseguiti dalla Gran Bretagna, a seguito di questa liberalizzazione (forse eccessiva) sono veramente deludenti. Infatti i principali operatori, potendo scegliere il paese di insediamento, senza che ciò inficiasse la possibilità di operare online sul suolo britannico, hanno preferito giurisdizioni a tassazione più agevolata (due su tutte Malta e Gibilterra). Che questa volta gli inglesi abbiano esagerato?

La Whitelist Britannica

Le giurisdizioni che sono state considerate "whitelisted" dalla Gambling Commission Britannica

Prima di procedere vogliamo ricordare che allo stato della nuova normativa inglese, non esiste più una "whitelist" ma solo degli operatori licenziatari in UK. Lasciamo questo articolo che segue per completezza, in quanto riguarda un periodo di regolamentazione ormai superato

Come abbiamo accennato nell'articolo precedente il Gambling Act Britannico ha introdotto il concetto di giurisdizione "whitelisted", tradotto alla lettera, giurisdizione inserita in una "lista bianca", o "lista di reciprocità".

Si tratta in genere di piccoli stati, a volte d'oltreoceano, sia in zone caraibiche che polinesiani, le cui condizioni per rilasciare le licenze ai casinò online lì insediati siano state ritenute congrue da un'analisi preventiva effettuata dalla Gran Bretagna.

Tale scelta, che noi riteniamo discutibile, (una cosa è considerare "attendibile" la giuridizione di un altro paese europeo, ed altra cosa è ritenere "attendibile" la giurisdizione di un'isoletta dell'atlantico o del pacifico) ha portato inizialmente al riconoscimento come stati Whitelisted, soprattutto gli ex protettorati britannici.

Tra questi, Alderney, Isle of Man, Tasmania, e da ultimo anche Antigua (e sicuramente ne stiamo omettendo diversi altri).

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